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La sovrattassa «fiscale» esclude la sanzione penale

La Corte europea dei diritti dell'uomo torna sull'applicazione del principio del ne bis in idem nei casi in cui le autorità nazionali, dopo aver comminato una sanzione tributaria come il pagamento di una sovrattassa, avviano un procedimento penale per frode fiscale; con la sentenza depositata il 20 maggio 2014, in pratica per Strasburgo nell'ipotesi di doppia sanzione "sopravvive" solo la prima: nel caso esaminato quella fiscale. Alla Corte si era rivolto un imprenditore che era stato oggetto di un'ispezione fiscale. Era emerso che non aveva dichiarato l'incasso di alcuni dividendi ed era stato così condannato a pagare una sovrattassa pari a 1.700 euro. Malgrado i ricorsi dell'imprenditore, il provvedimento era divenuto definitivo nel 2009. Nel 2008 era stato avviato anche un procedimento penale per frode fiscale conclusosi con una condanna a 10 mesi di carcere.

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Stop alle liti sulle violazioni all’RW

Le penalità applicabili per le violazioni degli obblighi di comunicazione e dichiarazione previsti con la compilazione del quadro RW, sono state modificate integralmente con il Dl 97/2013, entrato in vigore il 4 settembre 2013. È questa la nuova linea che adotteranno gli uffici dell'agenzia delle Entrate per le cause pendenti sulle sanzioni per le attività detenute all'estero. La nuova norma prevede, in generale, un trattamento più favorevole al contribuente, avendo ridotto o, in alcuni casi, eliminato la percentuale delle sanzioni dovute; Gli uffici, una volta ricalcolate le sanzioni, dovranno annullare l'atto originario con un provvedimento in autotutela parziale. Successivamente, se il contribuente provvederà al pagamento di quanto rimasto pendente, l'ufficio chiederà l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere.

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Istituzione del codice tributo per il versamento, mediante il modello F24 Accise, delle somme dovute a titolo di sanzione

Risoluzione del 28/10/2013 n. 72 - Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti

OGGETTO: Istituzione del codice tributo per il versamento, mediante il modello F24 Accise, delle somme dovute a titolo di sanzione di cui all’articolo 1, comma 541, della legge 24 dicembre 2012, n. 228

Testo:

Il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 18 luglio 2003 consente la riscossione delle entrate tributarie ed extratributarie, incluse quelle a titolo di sanzione, di pertinenza dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, (ora Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Area Monopoli) con le modalità stabilite dall’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
L’articolo 1, comma 537 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dispone che “… gli enti e le società incaricate per la riscossione dei tributi, di seguito denominati «concessionari per la riscossione», sono tenuti a sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore, limitatamente alle partite relative agli atti espressamente indicati dal debitore, effettuata ai sensi del comma 538”.
Il successivo comma 541, prevede che “Ferma restando la responsabilità penale, nel caso in cui il contribuente, ai sensi del comma 538, produca documentazione falsa, si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell'ammontare delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro”.
Per consentire il versamento, mediante il modello F24 Accise, della sanzione in parola, si istituisce il seguente codice tributo:
“5347” denominato “Sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 1, comma 541, della legge 24 dicembre 2012, n. 228”
In sede di compilazione del modello di versamento F24 Accise, il suddetto codice tributo è esposto nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando:
nel campo “ente”, la lettera “M”;
nel campo “provincia”, la sigla della provincia ove ha sede l’ufficio dell’Agenzia che ha emesso il provvedimento di ordinanza-ingiunzione;
nel campo “codice identificativo”, il codice concessione (ad esempio 123456 o, nel caso non sia presente, 999999);
nel campo “rateazione”, il numero della rata nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate (in caso di pagamento in un’unica soluzione il suddetto campo è valorizzato con “0101”);
nel campo “mese”, il mese in cui è emesso il provvedimento di ordinanza-ingiunzione, nel formato “MM”;
nel campo “anno di riferimento”, l’anno in cui è emesso il provvedimento di ordinanza-ingiunzione, nel formato, “AAAA”.

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Ai ricalcoli ci penserà il Fisco

L’Agenzia delle Entrate, con la recente circolare n. 27/E, ha fornito alcune interessanti precisazioni in merito agli errati versamenti effettuati dai contribuenti: da una prima lettura del documento emerge cheper gli errori riscontrati la stessa Agenzia dovrà procedere con il ricalcolo delle sanzioni.