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Diredazione

IVA, rimborso dovuto anche in caso di fallimento

L'ordinanza n. 14981 del 1 luglio 2014 della Corte di Cassazione, ha specificato che spetta il rimborso IVA anche all'impresa fallita o che abbia cessato l'attività anche in assenza di operazioni imponibili, accogliendo così il ricorso di un imprenditore al quale l'ufficio aveva negato il rimborso Iva, dopo la cessazione dell'attività, sostenendo che il contribuente avesse diritto solo alla detrazione nell'anno successivo. Il diritto al rimborso dell'imposta e non della detrazione è stato deciso perché l'art. 30 del D.P.R.n.  633/1972, laddove dispone che i contribuenti che non hanno effettuato operazioni imponibili nell'anno cui il credito Iva si riferisce, non possono optare per il rimborso, ma devono necessariamente computare il credito in detrazione nell'anno successivo, riguarda esclusivamente le imprese in piena attività e non esclude quindi il diritto di quelle, che hanno cessato l'attività o che sono fallite.

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Sanzioni senza sconti: linea dura sui reati fiscali

Per l’omesso versamento Iva l'art. 19 del D.Lgs. 74/2000 stabilisce che, tra sanzione amministrativa e sanzione penale, verrà applicata la sanzione (penale o amministrativa) che presenta degli elementi «speciali» rispetto all'altra. La Cassazione, con la sentenza n. 20266/2014, ha stabilito che, rispetto agli illeciti tributari, nel nostro ordinamento è legittima l'applicazione di una doppia sanzione, penale e amministrativa, per la stessa violazione. Si tratta di un principio che contraddice la decisione del 4 marzo della Corte europea dei diritti del l'uomo che sembrava escludere la sovrapposizione delle due sanzioni. Le Sezioni unite della Cassazione (nn.37424 e 37425 del 2013) hanno affermato che nell'omesso versamento di ritenute e Iva non sussiste la specialità tra le due sanzioni (penali e tributarie).

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Esigibilità dell’IVA in slalom tra le diverse eccezioni

Con il D.Lgs. n.313/97 è stato introdotto il concetto di esigibilità dell'imposta, modificando ed inserendo nel quinto comma dell'art.6, D.P.R. 633/72 la disposizione secondo cui l'imposta relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi diviene esigibile nel momento in cui le operazioni si considerano effettuate secondo le disposizioni dei commi precedenti, In linea generale, dunque, fatte salve le previsioni particolari, l'imposta diviene esigibile: a) nelle cessioni di beni mobili, al momento della consegna o spedizione; b) nelle cessioni di beni immobili, al momento della stipulazione dell'atto; c) nelle prestazioni di servizi, al momento del pagamento del corrispettivo. Il comma quinto dell'art. 6 contempla due eccezioni alla regola che fa coincidere l'esigibilità con l'effettuazione dell'operazione.

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Giro di vite sull’evasione Iva

La Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20638 del 20 maggio 2014, ha confermato la condanna per omesso versamento delle ritenute e dell'Iva a carico di un piccolo imprenditore dell'Aquila, secondo i giudici, il contribuente può infatti far valere i suoi diritti, anche in sede civile, impugnando la cartella di pagamento o l'avviso di mora. L'uomo aveva lamentato prima di fronte al tribunale e poi alla Corte d'appello che non poteva essere a conoscenza dell'omissione in quanto non aveva mai ricevuto l'accertamento. A questa obiezione sia i giudici di merito che di legittimità hanno risposto che l'atto impositivo era invece contenuto nel fascicolo della procura.