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Diredazione

Applicazione dell’imposta di registro alle ordinanze di inammissibilità dell’appello ex articolo 348- ter c.p.c.

Risoluzione del 12/03/2014 n. 28 - Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa
Interpello ordinario Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212. Applicazione dell’imposta di registro alle ordinanze di inammissibilità dell’appello ex articolo 348- ter c.p.c.

Testo:
Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’articolo 37 del Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro (di seguito TUR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, è stato esposto il seguente
QUESITO
La Corte d’Appello di … - Sezione distaccata di … chiede di conoscere se le ordinanze che dichiarano l’inammissibilità dell’appello, ai sensi degli articoli 348-bis e 348-ter del codice di procedura civile (c.p.c.), sono soggette all’obbligo di registrazione in termine fisso.
Al riguardo, l’interpellante osserva che il suddetto articolo 348-ter stabilisce che in caso di pronuncia di inammissibilità dell’appello può essere proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento di primo grado.
Non essendo impugnabile autonomamente, l’ordinanza di inammissibilità sembrerebbe, dunque, un mero provvedimento di rito non rientrante tra gli atti dell’autorità giudiziaria che ‘definiscono anche parzialmente il giudizio’, ai sensi dell’articolo 37 del Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro (di seguito TUR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131.
Il dubbio interpretativo sorge, tuttavia, a parere dell’istante, in quanto l’articolo 348-ter del c.p.c., al comma 1, prevede che l’ordinanza di inammissibilità debba essere succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e a precedenti conformi. Tali elementi potrebbero ricondurre l’ordinanza d’inammissibilità nell’ambito dei provvedimenti decisori per i quali trova applicazione l’imposta di registro.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
La Corte d’Appello istante ritiene che l’ordinanza di inammissibilità, disciplinata dagli articoli 348-bis e 348-ter del c.p.c., non sia da assoggettare ad imposta di registro.
L’interpellante osserva, infatti, che nella fattispecie considerata è da ritenersi prevalente l’aspetto rituale del suddetto provvedimento, confermato dal fatto che lo stesso non è impugnabile per Cassazione.
PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
La legge 7 agosto 2012, n. 134 ha innovato gli articoli 348-bis e 348-ter del codice di procedura civile, introducendo, nell’ambito dei procedimenti civili, l’ordinanza di inammissibilità dell’appello, che viene dichiarata dal giudice quando l’impugnazione non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.
In particolare, l’articolo 348-bis del c.p.c. dispone, infatti, che “l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta”.
Ai sensi del successivo articolo 348-ter, comma 1, inoltre, “il giudice, prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara inammissibile l’appello, a norma dell’articolo 348-bis primo comma, con ordinanza succintamente motivata, anche mediante rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti conformi….”.
Il medesimo articolo 348-ter dispone, inoltre, al comma 3, che “Quando è pronunciata l’inammissibilità, contro il provvedimento di primo grado può essere proposto, a norma dell’articolo 360, ricorso in cassazione. In tal caso il termine per il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità…”.
Al fine di stabilire la corretta applicazione dell’imposta di registro per le ordinanze in argomento, appare utile richiamare le previsioni recate dagli articoli 37 del TUR e 8 della Tariffa, Parte prima, allegata al medesimo TUR, che individuano il presupposto dal quale scaturisce l’obbligo di registrazione in termine fisso degli atti giudiziari.
In particolare, l’articolo 37 del TUR dispone che “gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, … sono soggetti all’imposta, anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato; …”.
L’articolo 8 della Tariffa, Parte prima, reca una elencazione tassativa degli atti soggetti a registrazione in termine fisso, indicando altresì la misura dell’imposta (Risoluzione 21 settembre 2007, n. 263, Risoluzione 9 maggio 2001, n. 45).
Tali articoli consentono, dunque, di individuare, tra gli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili, quelli che assumono rilevanza ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro in quanto “definiscono anche parzialmente il giudizio” e devono essere, dunque, assoggettati all’obbligo di registrazione in termine fisso anche se sono impugnati o impugnabili.
Al fine di stabilire la natura decisoria o meno dell’atto in argomento, questa amministrazione con nota n. 125877 del 29 ottobre 2013 ha chiesto al competente Ministero della Giustizia di fornire chiarimenti in merito alla qualificazione giuridica di tali atti e, in particolare, se le ordinanze in argomento siano riconducibili tra gli atti dell’autorità giudiziaria di carattere definitorio.
In esito a tale richiesta, il Ministero della Giustizia ha osservato, con nota n. 7404 del 4 novembre 2013, che “E’ pacifico che l’ordinanza di inammissibilità a norma dell’articolo 348-ter conclude il grado d’appello, posto che a seguito della stessa può essere proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento di primo grado e tenuto conto che con l’ordinanza in parola il giudice provvede sulle spese a norma dell’art. 91 c.p.c.”.
Con il parere reso, il Ministero della Giustizia ha, dunque, ritenuto che l’ordinanza di inammissibilità dell’appello deve ritenersi conclusiva della fase di impugnazione del giudizio e, pertanto, deve essere ricondotta tra gli atti dell’autorità giudiziaria che “definiscono anche parzialmente il giudizio” .
In considerazione del parere reso dal Ministero della Giustizia, si precisa, dunque, che le ordinanze che dichiarano l’inammissibilità dell’appello ex articolo 348-ter del c.p.c., in quanto atti che definiscono anche parzialmente il giudizio, devono essere assoggettate all’obbligo di registrazione in termine fisso, ai sensi degli articoli 37 TUR e 8 della Tariffa, Parte prima, del TUR.
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Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

Diredazione

Beni d’impresa, cessioni al 4%

L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 2/E/2014, emanata in seguito alle novità introdotte dall'art. 26 del Decreto legge n.104/2013, che a partire dal 1° gennaio 2014, ha rimodulato la tassazione ai fini dell'imposta di registro e delle imposte ipotecarie e catastali delle cessioni di immobili, confermando che la cessione degli immobili strumentali da parte delle imprese resta soggetta alle imposte ipotecarie e catastali del 4% complessive, nonché dell'imposta di registro fissa di euro 200 rientrando nell'ambito di applicazione dell'Iva ai sensi dell'art. 10, n. 8-ter, del D.P.R. 633/72.

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Cessione di volumetria al 3%

La compravendita di volumetria, realizzata da un soggetto non imprenditore, si tassa con l'imposta di registro applicando l'aliquota del 3 per cento al prezzo pattuito. Questa la decisione della Commissione Provinciale Tributaria di Novara con la sentenza n. 99 del 14 novembre 2013, con la quale è stata rigettata la pretesa dell'Amministrazione Finanziaria di applicare al trasferimento di diritti edificatori a titolo oneroso l'aliquota dell'imposta di registro propria delle compravendite immobiliari (e cioè l'aliquota dell'8 per cento).

Diredazione

Solidarietà passiva delle “parti in causa” per l’imposta di registro sugli atti giudiziari

Risoluzione del 21/11/2013 n. 82 - Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa

Interpello – ART. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212.
(Solidarietà passiva delle “parti in causa” per l’imposta di registro sugli atti giudiziari, in caso di litisconsorzio facoltativo)

TESTO
Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 57 del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, è stato esposto il seguente

QUESITO
L’istante, unitamente ad altri soggetti, è intervenuto volontariamente, ai sensi dell’art. 105 c.p.c., in un giudizio instaurato presso il Tribunale di …, promosso da TIZIO contro il consulente finanziario CAIO, accusato di avere indebitamente trattenuto le somme che TIZIO gli aveva affidato affinché le investisse nel proprio interesse.
L’istante e gli altri soggetti sono intervenuti volontariamente nel giudizio in qualità di terzi, in quanto gli stessi erano a loro volta creditori del convenuto ed avevano, dunque, interesse nel vedere accertato l’esatto ammontare del credito vantato dall’attore.
La sentenza ha sancito la soccombenza del consulente, che è stato condannato al pagamento della quasi totalità dell’importo preteso dalla controparte ed alla rifusione delle spese di lite. La condanna alle spese di lite ha interessato anche il contribuente istante e gli altri soggetti intervenuti volontariamente nel processo.
L’istante chiede di conoscere se sia obbligato in via solidale al pagamento dell’imposta dovuta per la registrazione della sentenza.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
L’istante ritiene che, in caso di litisconsorzio facoltativo, la solidarietà passiva di cui all’art. 57 del Testo unico dell’imposta di registro, approvato con il DPR 26 aprile 1986, n. 131 (di seguito TUR) riguarda le sole parti del rapporto sostanziale deciso in sentenza, e, quindi, nel caso di specie, l’attore e il convenuto. La solidarietà nel pagamento dell’imposta di registro non si estende ai terzi intervenuti volontariamente nel processo ed estranei al rapporto sostanziale.
La Corte di Cassazione, con sentenza del 15 maggio 2006, n. 11149, ha affermato che l’imposta proporzionale di registro dovuta in relazione ad una sentenza di condanna non può gravare sulle parti processuali nei cui confronti questa non è stata pronunciata.
Ciò in quanto, rileva l’istante, l’imposta di registro non colpisce l’atto ma il rapporto racchiuso nell’atto.
In tal senso anche la sentenza della Corte di Cassazione 19 giugno 2009, n. 14305, con la quale è stato affermato che l’obbligazione solidale posta a carico delle parti in causa, ai sensi dell’articolo 57 del TUR, per il pagamento dell’imposta dovuta in relazione ad una sentenza emessa in presenza di pluralità di parti, in caso di litisconsorzio facoltativo, non grava indiscriminatamente su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento unico.
Tali principi sono stati affermati, inoltre, anche dalla Corte Costituzionale che, con sentenza 6 luglio 1972, n. 120, ha stabilito l’illegittimità costituzionale dell’art. 92, n. 2, del R.D. 30 dicembre 1923 n. 3269, nella parte in cui afferma la responsabilità solidale per l’imposta di registro dei soggetti estranei alla convenzione considerata in sentenza che abbiano formulato domande non aventi immediato fondamento sulla convenzione stessa.
Con riferimento alla sentenza in esame, l’istante rileva di non essere stato parte del rapporto contrattuale che ha coinvolto l’attore e il convenuto del procedimento.
Nella citata sentenza, il giudice ha, infatti, chiarito che “gli intervenuti hanno indubbiamente un interesse giuridicamente rilevante alla determinazione del credito dell’attore, dipendendo da tale accertamento la misura del concorso con l’attore su quanto ricavato all’esito dell’azione esecutiva da loro promossa”.
In sostanza, l’interesse ad agire delle parti istanti, intervenute ai sensi dell’articolo 105, 2° comma, c.p.c., è caratterizzato dal suo riferimento ad un diritto altrui, come posizione di vantaggio riflesso sul piano sostanziale. Tali soggetti restano, tuttavia, estranei al rapporto sostanziale principale, oggetto del giudizio promosso tra le parti.

PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Il quesito rappresentato con la presente istanza di interpello riguarda la corretta applicazione del principio di solidarietà passiva dell’imposta dovuta per la registrazione degli atti giudiziari.
Com’è noto, ai sensi dell’art. 57 del TUR, sono obbligati in solido al pagamento dell’imposta di registro “…le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli articoli 12 e 19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli articoli 633, 796, 800 e 825 del codice di procedura civile”.
Il principio di solidarietà, sancito dalla richiamata disposizione, è stato oggetto di giudizio di legittimità costituzionale, instauratosi a seguito del rilievo formulato da parte del giudice rimettente, che ha ravvisato un possibile contrasto con il principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione della disposizione recata dell’art. 57 del TUR, nella parte in cui prevede l’obbligo del pagamento dell’imposta su entrambe le parti del processo.
Tale norma, rilevava il giudice rimettente, comportando l’obbligo di pagamento dell’imposta anche a carico della parte attrice, finirebbe per incidere negativamente sul diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti.
La Corte Costituzionale, con ordinanza 19 giugno 2000, n. 215, nel confermare la piena legittimità della richiamata previsione, ha affermato il principio secondo il quale «in materia di imposte indirette, il necessario collegamento con la capacità contributiva non esclude che la legge stabilisca prestazioni tributarie a carico solidalmente oltreché del debitore principale, anche di altri soggetti non direttamente partecipi dell’atto assunto come indice di capacità contributiva».
Secondo costante giurisprudenza della Corte «la solidarietà deve ricollegarsi a rapporti giuridico-economici idonei alla configurazione di unitarie situazioni che possano giustificare razionalmente il vincolo obbligatorio e la sua causa (sentenze n. 226 del 1984, n. 178 del 1982, n. 120 del 1972) ».
Sulla base di tali considerazioni, la Corte ha concluso, dunque, che “tra le parti in causa la solidarietà risulta giustificata proprio da siffatti rapporti e dall’unitarietà di situazioni che si vengono a configurare..”.
Sulla base dei principi sanciti dalla Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione, con un orientamento ormai consolidato, ha avuto modo di affermare che, per la registrazione degli atti giudiziari, l’imposta di registro non deve gravare indiscriminatamente su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento in quanto l’indice di capacità contributiva, cui si ricollega il tributo, non è la sentenza in quanto tale “ma il rapporto sostanziale in essa racchiuso, con conseguente esclusione del vincolo di solidarietà nei confronti dei soggetti ad esso estraneo” (Corte di Cassazione, sez. trib., 28 febbraio 2011, n. 4805).
Secondo la giurisprudenza di legittimità, in sostanza, “il presupposto della solidarietà non può essere individuato nella mera situazione giuridica processuale del soggetto che, pur avendo partecipato al giudizio, sia rimasto totalmente estraneo al rapporto considerato nella sentenza (cfr. Corte di Cassazione 5 sez. 16.7.2010 n. 16745)”.
In considerazione dei principi affermati dalla giurisprudenza, deve dunque ritenersi che il rapporto di solidarietà passiva previsto dall’art.57 del TUR debba trovare applicazione solo con riferimento alle parti del processo coinvolte nel rapporto sostanziale considerato nella sentenza, con esclusione, pertanto, dei soggetti che a detto rapporto risultano estranei.
Con la presente istanza di interpello il contribuente rappresenta di essere intervenuto volontariamente nel procedimento ai sensi dell’art. 105, 2° comma, del codice di procedura civile. Tale disposizione stabilisce che ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone “per sostenere le ragioni di alcuna delle parti, quando vi ha un proprio interesse”.
Dall’esame della sentenza allegata all’istanza di interpello, si evince, infatti, che il giudice attribuisce all’intervento in giudizio dell’istante, e degli altri soggetti volontariamente intervenuti, natura di intervento adesivo dipendente.
Tale intervento, chiarisce il giudice, “non richiede, infatti, la titolarità di un diritto nei confronti delle parti originarie del processo, ma è consentito in presenza di un interesse giuridicamente rilevante ad un esito della controversia favorevole alla parte adiuvata”.
L’interesse da parte degli intervenuti nel caso di specie è, dunque, solo indiretto, in quanto, dall’accertamento giudiziale del debito vantato dall’attore nei confronti del convenuto, dipende la misura del concorso con l’attore su quanto ricavato all’esito dell’azione esecutiva da loro promossa contro il convenuto.
L’intervento del contribuente istante non ha, dunque, riguardato il rapporto sostanziale del procedimento, che ha visto, invece, coinvolti esclusivamente l’attore e il convenuto e che è stato oggetto di giudicato nell’ambito della sentenza in discorso.
Deve, dunque, ritenersi che al contribuente istante, ed agli altri soggetti intervenuti volontariamente nel procedimento e rimasti estranei al giudicato della sentenza, non possa essere esteso il principio di solidarietà passiva previsto per il pagamento dell’imposta dovuta per la registrazione della sentenza in esame, ancorché tale soggetto sia comunque chiamato al pagamento delle spese processuali.
La responsabilità solidale per il pagamento dell’imposta graverà, pertanto, nel caso di specie, esclusivamente sui soggetti coinvolti nel rapporto sostanziale del procedimento e, dunque, sull’attore del procedimento e sul convenuto.
La risposta di cui alla presente nota, sollecitata con istanza di interpello presentata alla Direzione Regionale del …, viene resa dalla scrivente ai sensi dell’art. 4, comma 1, del D.M. 26 aprile 2001, n. 209.
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.