Bonus per acquisto mobili e grandi elettrodomestici

La legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 28 dicembre 2015) ha prorogato al 31 dicembre 2016 la detrazione fiscale del 65% per gli interventi di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico degli edifici, la detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie e il Bonus Mobili, cioè la detrazione del 50% su una spesa massima di 10mila euro per l'acquisto di mobili.

Il bonus mobili introdotto dal decreto legge n. 63 del 2013 per l’acquisto di mobili è stato prorogato anche per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2016. La novità consiste anche che il bonus previsto anche per l'acquisto dei grandi elettrodomestici quelli di classe non inferiore alla A+.

Per aver diritto al bonus mobili e grandi elettrodomestici è necessario che i mobili o i grandi elettrodomestici siano destinati all’arredo d’immobili per i quali si sta usufruendo anche della detrazione Irpef del 50% prevista per interventi di ristrutturazione edilizia ed a condizione che si tratti di lavori iniziati dopo il 26 giugno 2012, ed è necessario che il pagamento di tali spese avvenga o con bonifico bancario con carta di credito (non sono ammesse diverse modalità di pagamento).

Se il contribuente decide di eseguire il pagamento delle fatture, lo può fare con bonifico bancario semplice, senza cioè essere soggetto a ritenuta d’acconto previsto per il pagamento delle spese di ristrutturazione.

In riferimento al bonus mobili e alla possibilità di detrarre anche le spese di trasporto e montaggio, resta fermo quanto previsto dalla stessa Circolare n. 29/E/2013, in cui è chiarito che ai fini della detrazione possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquisti a condizioni che siano pagate secondo le stesse modalità sopra descritte (bonifico semplice o carta debito/credito). Nel bonus mobili, l’importo della spesa relativo al trasporto e montaggio concorre al limite massimo di spesa ammessa alla detrazione ed è fissato in 10.000 euro da ripartire in 10 rate annuali di uguale importo.

Leggi:  Guida al  Bonus Mobili 2016

Guida sulle Agevolazioni per le imprese

Il Ministero dello Sviluppo Economico viene in aiuto delle imprese con una nuova guida dedicata alle ultime novità in materia di agevolazioni e incentivi. Obiettivo del vademecum è fornire le giuste informazioni a micro imprese e PMI su come orientarsi nella scelta dello strumento agevolativo più adatto alla loro attività imprenditoriale. Il documento contiene, in particolare, informazioni per il bonus ricerca e sviluppo per le attività sostenute nello scorso anno, la detassazione per il Patent box, il credito d’imposta per il Sud e gli incentivi 2016 per le Start up innovative; viene inoltre riconfermato che i finanziamenti per la Sabatini ter potranno essere deliberati solo alla fine del 2016.
Con l’obiettivo di rilanciare il protagonismo delle imprese attraverso la crescita e il rafforzamento della competitività del nostro tessuto produttivo, l’Handbook, redatto sia in italiano che in inglese, rappresenta un vademecum di tutte le misure agevolative adottate dal Ministero dello sviluppo economico in un’ottica di modernizzazione e rafforzamento del paradigma imprenditoriale italiano.
L’Handbook raccoglie tutte le agevolazioni attualmente fruibili dalle imprese, suddivise in quattro macro-aree di intervento (sostegno alla competitività, sostegno all’innovazione, efficienza energetica, internazionalizzazione) e un focus speciale sulle startup e PMI innovative.

Link:   Guida Agevolazioni

Niente versamento se le ritenute non sono pagate

Il Fisco non può pretendere il pagamento della ritenuta d’acconto da parte del professionista se il suo cliente, in qualità di sostituto di imposta, non ha effettuato il versamento. Se il professionista non riceve dal cliente l’attestazione di avvenuto pagamento dell’imposta, non deve versare la maggiore IRPEF eventualmente richiesta dal Fisco, a patto che dimostri di aver ricevuto il corrispettivo fatturato al netto della ritenuta, quindi che è stato già sottoposto a tassazione; pertanto il Fisco non può pretendere il pagamento della ritenuta d’acconto da parte del professionista se il suo cliente, in qualità di sostituto di imposta, non ha effettuato il versamento, a stabilirlo èla sentenza n. 23 del 2016 della Commissione Tributaria Regionale di Milano.

Registro delle imprese e controllo delle PEC iscritte

Il Ministero della Giustizia di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico il 29 aprile hanno emanato e pubblicato la direttiva che ha l’obiettivo di semplificare e migliorare la tenuta del Registro delle imprese ed omogeneizzare i comportamenti delle Camere di Commercio per implementare l’Agenda digitale italiana, con particolare riferimento al processo civile telematico.

La direttiva prevede e contiene misure necessarie ad assicurare che le imprese costituite in forma societaria e le imprese individuali attive non soggette a procedura concorsuale si adeguino all’obbligo di:

dotarsi di una casella PEC;

iscrivere l'indirizzo nel Registro delle Imprese;

mantenere attiva la casella di posta elettronica certificata.

deve essere puntualizzato che l’iscrizione al Registro delle imprese dell’indirizzo PEC di un’impresa è legittimamente effettuata solo se l’indirizzo è nella titolarità esclusiva della stessa. L’ufficio del Registro Imprese, prima di procedere all’iscrizione di un indirizzo PEC, accerterà che tale indirizzo:
non risulti assegnato ad un'altra impresa e che sia attiv; Infatti tale requisito è indispensabile per garantire la validità delle comunicazioni e notificazioni con modalità telematiche.

Se l’indirizzo dovesse risultare già assegnato ad altra impresa il richiedente verrà invitato a indicare un nuovo indirizzo PEC entro un “congruo termine”, pena il rigetto della domanda di iscrizione; Se la Pec assegnata , inoltre, dovesse risultare da una verifica inattiva, l’ufficio ne dà comunicazione alla P.A. che gestisce l’elenco in cui l’indirizzo è iscritto perché adotti i provvedimenti di competenza. Nel caso in cui l’indirizzo, non sia attivo, ma risulti nell’esclusiva titolarità dell’impresa richiedente, l’ufficio inviterà il richiedente ad indicarne uno nuovo “entro un congruo termine”, pena il rigetto della domanda di iscrizione.

Inoltre, la direttiva prevede che l’ufficio del Registro imprese presso la camera di commercio verifichi:

con periodicità almeno bimestrale, se le caselle PEC relative agli indirizzi iscritti nel Registro sono attive;

se uno stesso indirizzo PEC è iscritto sulla posizione di due o più imprese;

se l’iscrizione di un indirizzo PEC sia univocamente riconducibile alla posizione di un’unica impresa.

Nel caso in cui l’indirizzo PEC risulti inattivo, l’ufficio invita l’impresa interessata a presentare domanda di iscrizione di un nuovo indirizzo entro 10 giorni, decorso il quale procede alla cancellazione dell’indirizzo ex art. 2191 c.c. Inoltre, le caselle inattive e i dati identificativi delle imprese titolari vengono segnalati alle P.A. che gestiscono i pubblici elenchi di cui all’art. 16-ter del DL 179/2012 convertito, perché adottino i provvedimenti di competenza. Entrambe le disposizioni (invito a presentare nuova domanda di iscrizione e invio dei dati degli indirizzi inattivi alla P.A. competente) si applicano anche se uno stesso indirizzo PEC sia risultato iscritto a due o più imprese e sia inattivo.

Qualora invece uno stesso indirizzo PEC sia iscritto a più imprese ma attivo, l’ufficio del Registro inviterà tutte le imprese diverse da quella che ha iscritto per ultima l’indirizzo a presentare domanda di iscrizione di una nuova PEC entro 10 giorni. Decorso tale termine, si procede alla cancellazione dell’indirizzo. “Rischia” la cancellazione dell’indirizzo PEC anche l’impresa che, a seguito di verifica, risulti essersi avvalsa di un indirizzo riconducibile ad altra impresa o professionista, se all’invito dell’ufficio a presentare domanda di iscrizione di un nuovo indirizzo di posta elettronica essa non provvede entro il termine dei 10 giorni.

Infine, la direttiva precisa che l’istanza di iscrizione presentata al Registro delle imprese da parte di un’impresa, individuale o societaria, sulla cui posizione non risulti iscritto alcun indirizzo PEC, anche a causa di cancellazione d’ufficio dell’indirizzo (ai sensi del punto 1.5 della direttiva in commento), sarà sospesa per consentire l’integrazione dell’istanza con la comunicazione di un indirizzo di posta elettronica certificata proprio e corrispondente a una casella attiva. Tale sospensione può arrivare fino a 45 giorni per l’impresa individuale e a 3 mesi per l’impresa societaria.

L’omessa comunicazione entro tali termini comporta il rigetto dell’istanza, che si intende non presentata, con la conseguente applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 2194 c.c. per le imprese individuali e dall’art. 2630 c.c. per le imprese societarie. Infine, determina anche l’apertura del procedimento per l’iscrizione d’ufficio ex art. 2190 c.c., dell’atto o della notizia oggetto dell’istanza considerata come non presentata.