Registro delle imprese e controllo delle PEC iscritte

Il Ministero della Giustizia di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico il 29 aprile hanno emanato e pubblicato la direttiva che ha l’obiettivo di semplificare e migliorare la tenuta del Registro delle imprese ed omogeneizzare i comportamenti delle Camere di Commercio per implementare l’Agenda digitale italiana, con particolare riferimento al processo civile telematico.

La direttiva prevede e contiene misure necessarie ad assicurare che le imprese costituite in forma societaria e le imprese individuali attive non soggette a procedura concorsuale si adeguino all’obbligo di:

dotarsi di una casella PEC;

iscrivere l'indirizzo nel Registro delle Imprese;

mantenere attiva la casella di posta elettronica certificata.

deve essere puntualizzato che l’iscrizione al Registro delle imprese dell’indirizzo PEC di un’impresa è legittimamente effettuata solo se l’indirizzo è nella titolarità esclusiva della stessa. L’ufficio del Registro Imprese, prima di procedere all’iscrizione di un indirizzo PEC, accerterà che tale indirizzo:
non risulti assegnato ad un'altra impresa e che sia attiv; Infatti tale requisito è indispensabile per garantire la validità delle comunicazioni e notificazioni con modalità telematiche.

Se l’indirizzo dovesse risultare già assegnato ad altra impresa il richiedente verrà invitato a indicare un nuovo indirizzo PEC entro un “congruo termine”, pena il rigetto della domanda di iscrizione; Se la Pec assegnata , inoltre, dovesse risultare da una verifica inattiva, l’ufficio ne dà comunicazione alla P.A. che gestisce l’elenco in cui l’indirizzo è iscritto perché adotti i provvedimenti di competenza. Nel caso in cui l’indirizzo, non sia attivo, ma risulti nell’esclusiva titolarità dell’impresa richiedente, l’ufficio inviterà il richiedente ad indicarne uno nuovo “entro un congruo termine”, pena il rigetto della domanda di iscrizione.

Inoltre, la direttiva prevede che l’ufficio del Registro imprese presso la camera di commercio verifichi:

con periodicità almeno bimestrale, se le caselle PEC relative agli indirizzi iscritti nel Registro sono attive;

se uno stesso indirizzo PEC è iscritto sulla posizione di due o più imprese;

se l’iscrizione di un indirizzo PEC sia univocamente riconducibile alla posizione di un’unica impresa.

Nel caso in cui l’indirizzo PEC risulti inattivo, l’ufficio invita l’impresa interessata a presentare domanda di iscrizione di un nuovo indirizzo entro 10 giorni, decorso il quale procede alla cancellazione dell’indirizzo ex art. 2191 c.c. Inoltre, le caselle inattive e i dati identificativi delle imprese titolari vengono segnalati alle P.A. che gestiscono i pubblici elenchi di cui all’art. 16-ter del DL 179/2012 convertito, perché adottino i provvedimenti di competenza. Entrambe le disposizioni (invito a presentare nuova domanda di iscrizione e invio dei dati degli indirizzi inattivi alla P.A. competente) si applicano anche se uno stesso indirizzo PEC sia risultato iscritto a due o più imprese e sia inattivo.

Qualora invece uno stesso indirizzo PEC sia iscritto a più imprese ma attivo, l’ufficio del Registro inviterà tutte le imprese diverse da quella che ha iscritto per ultima l’indirizzo a presentare domanda di iscrizione di una nuova PEC entro 10 giorni. Decorso tale termine, si procede alla cancellazione dell’indirizzo. “Rischia” la cancellazione dell’indirizzo PEC anche l’impresa che, a seguito di verifica, risulti essersi avvalsa di un indirizzo riconducibile ad altra impresa o professionista, se all’invito dell’ufficio a presentare domanda di iscrizione di un nuovo indirizzo di posta elettronica essa non provvede entro il termine dei 10 giorni.

Infine, la direttiva precisa che l’istanza di iscrizione presentata al Registro delle imprese da parte di un’impresa, individuale o societaria, sulla cui posizione non risulti iscritto alcun indirizzo PEC, anche a causa di cancellazione d’ufficio dell’indirizzo (ai sensi del punto 1.5 della direttiva in commento), sarà sospesa per consentire l’integrazione dell’istanza con la comunicazione di un indirizzo di posta elettronica certificata proprio e corrispondente a una casella attiva. Tale sospensione può arrivare fino a 45 giorni per l’impresa individuale e a 3 mesi per l’impresa societaria.

L’omessa comunicazione entro tali termini comporta il rigetto dell’istanza, che si intende non presentata, con la conseguente applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 2194 c.c. per le imprese individuali e dall’art. 2630 c.c. per le imprese societarie. Infine, determina anche l’apertura del procedimento per l’iscrizione d’ufficio ex art. 2190 c.c., dell’atto o della notizia oggetto dell’istanza considerata come non presentata.